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Full text of "Il Iibro di Mara"

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THE LIBRARY 











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Il libro di Mara. 


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Opere di ADA NEGRI. 


Fatalitài liriche, aj.° migliaio . . L. 4 — 

Tempeste, liriche, ai, 0 migliato . . .4 — 

Maternità, liriche. 16, 0 migl, . . .4 — 

Dal profondo, nuove liriche. 8,° migl. 4 — 
Esilio, nuove liriche. j.° migliaio . .4 — 

Le Solitarie, novelle. 8 .° migliaio . . 5 — 

Orazioni, prose. j.° migliaio. . . . 3 ao 

Il libro di Mara. j.° migliaio . . .5 — 


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ADA NEGRI 


Il libro di Mara 



MILANO 

Fratelli Treves, Editori 
1919 

Quinto migliaio. 



PROPRIETÀ LETTERARIA. 

I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per 
tutti i paesi^compresi la Svezia f la Norvegia e l'Olanda, 


JtfiUno — Tip. Treves. 



MARA, SORELLA: PERDONAML 


Maggio del 1919 • 


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IL SOLE E L'OMBRA 


Sole di mezzogiorno, nel luglio felice, 
sulla piazza deserta: 


piazza lontana di città lontana, tu ed il tuo 
Uomo, e quello era il mondo. 

Bianca nella tua veste, bianca vibratile 
fiamma tu pure, nell'abbaglio d'incendio 
dell'aria. 

Bianco il tuo riso perduto nel riso di lui, 
fresco di polla il tuo riso d'amore tra il 
vasto fulgere ed ardere. 


Il libro di Mara* 


1 


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Non sarebbe discesa la notte, non sarebbe 
venuto il domani, tua la luce, tuo 
l'Uomo, tuo il tempo. 

Fermasti il tempo in pieno sull'ora so' 
lare per cui in terra tu fosti divina: 

il resto è ombra e polvere d'ombra. 


— 2 — 


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IL RICORDO. 


E gli ti amò. Non avesti altro bene. Umi¬ 
liati e rendine grazie. 

Nel silenzio dei giorni a venire, soli e gelidi 
con te sola, 

nelle strade piene di folla ove tu camini^ 
nerai come in mezzo ai deserti, 

nella casa senza lampada, nel letto senza 
riposo, nell'albe senza speranza, 

non scordare il tuo amore, umiliati e rendine 
grazie. 



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Ti sia presente in ogni minuto della vita 
che ti rimane, 

donna che non vedesti il cielo se non per lo 
spiraglio di quell'amore. 

Aggrappati alle sbarre, tendi il viso fra 
spranga e spranga, 


sàziati gli occhi di quel lembo d'azzurro, o 
prigioniera dell'ombra. 

Rammenta il corpo del tuo Amante di' 
ritto come un cipresso, 


e la sua testa d'imperio che sopravanzava 
le folle, 

e il sàbito addolcirsi de'suoi occhi quan* 
d'egli ti guardava, 


e la sua ferrea stretta che ti spezzava in due. 
— 4 — 


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Rammenta come egli seppe da te stessa 
crearti piò bella e piò giovine, 

e dal cuore profondo strapparti il sol grido 
di donna sincero in tua vita, 

e vestirti e nutrirti d’amore e toglierti a 
tutto che non fosse amore. 

E come egli seppe anche farti soffrire nel 
corpo e nell’anima, 

e come tu amasti e godesti il dolore che 
ti venne da lui: 

e che una volta un suo morso t’aperse nel 
labbro una piccola piaga, 

e tu guarir non volevi di quella dolcissima 
stimmate 

per cui tutto serbavi in tua bocca il sapor 
del tuo amore. 



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Sapore di sangue; e il tuo amore spirava 
in un fiotto di sangue 


che ti sprizzò sino agli occhi; e tu, tu sei 
ancor viva. 


Quanto sangue in quel grande corpo 1... 
Ora è tuo, passò tutto in te. 

Ne hai turgide e inferme le vene, ne hai 
rombo perenne alle tempie. 


Bolle ed urge per forza compressa, ti riem' 
pie il cuore di clamanti voci. 


Che farai tu di quel sangue ?... Pianto per 
piangere il tuo Morto, parola per cele* 
brarlo. 


Viatico per il cammino, chè ancor cani' 
minare tu devi ; e nutrimento per la me' 
moria. 


— 6 — 


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Sangue ardente, sangue d'amore, non ne 
andrà spersa neppure una stilla: 

fino a quando il suo peso ti abbatta con 
la faccia contro la terra, 

e dire tu possa con l'ultimo soffio: Si' 
gnore, la tua serva è qui. 



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LA CROCIFISSA. 


r 

Confitta è alla croce e non la darebbe 
per un letto di bianchi giacinti: 

un chiodo nel palmo destro, uno nel palmo 
sinistro, uno nei piedi avvinti. 

Il primo è l’amore che a te la condusse 
senz’altra forza che per amarti, 

l’altro è il dolore che in vita la serba seri' 
z’altra voce che per chiamarti, 

il terzo è il ricordo di tutti gl’istanti sboc- 
ciati per voi nei giardini del sole: 


Il libro di Mara . 


2 


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or che sei morto nessun la compianga: 
sol la sua croce ella ama, sol la sua 
croce vuole. 

Quando la sete le spacca le labbra, beve 
alle tue labbra il gran sorso che sazia: 

quando la morte le diaccerà il cuore, morrà 
in te, nel segno della tua grazia. 


— JO — 


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APPARIZIONE. 



ntrasti improvviso, lasciando spalancat 
a porta sui campi. 


a 


Gran vampa di sole a meriggio con soffio 
di spazio entrò nella stanza con te. 

Volle la donna moverti incontro; ma ab' 
baglio, timore, tremore la vinsero. 


Mai fino allora ella aveva veduto f uomo 
ed il sole risplendere a paro. 


Cosi alto eri, che ti curvasti per toccarle 
una spalla con la mano. 



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Così compatto il silenzio, che le parole 
non dette si scolpiron solenni nelf aria. 

Fin che la donna vivrà, quelle parole den* 
tro il suo cuore, e la tua mano sulla sua 
spalla. 

Fin che la donna vivrà, tu a paro col sole, 
nel suo ricordo. 


— 12 — 


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SINFONIA AZZURRA. 


"^cnne in cerca di te 

nella calda notte, lungo le strade dai fanali 
azzurri. 

Tutte le strade, allora, la notte erano az* 
zurre 

come le vie dei cieli, 
e il volto amato 

non si vedeva, si sentiva in cuore. 

E ti trovò, o dolcezza, nell'ombra 
casta, velata d'un vapor di stelle. 

— J3 — 


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Fra quel tremolìo d’astri 
discesi in terra, 

in quell’azzurro di due firmamenti 
l’uno a specchio dell’altro, ella ella pure 
rispecchiò in te l’anima sua notturna. 

E ti seguì con passo di bambina 

senza sapere, senza vedere, tacita e fluida» 

E allor che il giorno apparve 

con fresco riso roseo su l’immenso turchino, 

non trovò più sè stessa 

per ritornare. 



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QUEL GIORNO. 


^^uando tu le camminasti accanto con 
elastico passo d'amore 

sulle rive del rapido fiume verdeargento 
fra le praterie. 

Tutto in quel giorno era verdeargento, tutto 
era infanzia, speranza e bontà, 

perchè tu le camminavi accanto, limpido 
come un fanciullo nel balenante riso. 

Ed ella al tuo braccio piegava al tuo ritmo 
quale una barca leggera sull'onda, 

— 15 — 


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ella, femmina piccola e profonda, nata a se¬ 
guire, nata a blandire, nata a risplendere 
della tua luce. 

E quello fu il vostro giorno, il giorno di 
festa della santa vita, 

riflesso in serenità verdeargentea nei giorni 
trascorsi e nei giorni a venire. 

E non importa che tu ora sii morto nella 
tua carne ed ella morta nel suo perchè 
d’esser viva, 

se la gioia d r un giorno fu in te. Uomo 
della tua Donna; fu in lei, Donna del 
suo Uomo. 


— 16 — 


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NOTTURNO NUZIALE. 


V^uando tu venisti, una notte, verso il suo 
letto, al buio, 


e le dicesti, piano, già sopra di lei: Non 
ti vedo, ti sento. 


E la ghermisti con artiglio d'aquila, e tutta 
la costringesti nella tua forza, 

riplasmandola in te con tal furore ch'ella 
perdette il senso di esistere. 

E uno solo in due bocche fu il rantolo e mi¬ 
sto fu il sangue e fu il ritmo perfetto, 


Il libro di Mara. 


3 


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e dal balcone aperto la notte guardava con 
Tocchio d'una sola stella rossastra, 

e il sonno che seguì parve la morte, e im¬ 
moti come cadaveri la tristezza dell'om¬ 
bra vi vegliò sino all'alba. 




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IL RISVEGLIO. 


a 


Quando il canto del gallo segò il cielo, ed 
tu a ancor nel sonno a te sorrise, o Amato. 


L'uno dall'altro nasceste allora, in purità 
di corpo, in purità di spirito. 

O voi beati, non espressi da grembo di 
madre, ma dalla maraviglia del vostro 
amore!... 


E vi levaste con atti limpidi, ed il primo 
mattino del mondo con voi si levò. 


E nuovi furono agli occhi vostri i rosei cirri 
del cielo specchiati nei fiori dei pèschi, 

— i9 — 


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nuova l'erba intrisa di guazza, fresca alle 
mani come un lavacro, 

divina in voi la dolcezza di scoprirvi un 
nell'altro presenti e viventi, 


con anima per amare, 
labbra per baciare, 
voce per benedire. 


— 20 — 


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TRASUMANAZIONE. 


v^uando il tuo corpo d'atleta, composto 
fra t lini, venne distrutto dalla rossa 
vampa, 

e neiraria dissolto tu fosti, e il tuo amore 
con te si diffuse nel mistero degli elementi. 

In ogni atomo ella ti respira, Dio de' suoi 
cinque sensi; 

e tu penetri il corpo mortale e tu penetri 
l'anima eterna 

come una freccia di sole fra nube e nube 
ferisce i trasparenti strati dell'aria. 


— 2 \ — 


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Di quel che offende la carne caduca nulla, 
più nulla può colpirla, 

tua com' ella è nella luce e nello spazio, 
nell'altezza e nella profondità. 

Di giorno, di notte, presente, assoluto, o 
amore invisibile, o amore universo, 

tu l'assorbì come allora che il tuo amplesso 
rapinava tutto di lei, 

dal pollice del piede contratto alla radice 
delle schiumanti chiome. 

Ascesa anch'ella al tuo rogo di morte, per 
essere assolta e purificata; 

per riaverti dal fuoco, dall'aria, dagli astri, 
da ogni bellezza creata. 


— 22 — 


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LETTERE. 


Brevi erano le tue lettere, precise, tutte 
muscolo e nervo, 

di mano più usa al compasso, alla squadra, 
al gesto del duro comando. 

Dicevan le semplici cose con semplici nude 
parole; 

ma due ne portavano in fine, due, sempre 
le stesse: Sei mia. 

E quando ella giungeva, leggendo, al ter* 
mine noto. 


— 23 — 


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s’abbandonava all’indietro, vuotata del san¬ 
gue, morente d’amore. 

Ombre violacee intorno alla socchiusa bocca, 
all’affilato naso 

precipitoso palpito delle vene gonfiate alle 
tempie alla gola 

cecità delle pàlpebre, tensione delle mascelle 
nel desiderio 

faccia di donna agonizzante in estasi, non 
tu la vedesti, nessuno la vide. Era sola. 


X 


Ogni sera or la donna dai foschi capelli sel¬ 
vaggi 

nel vuoto della sua casa che ha odore di 
cenere spenta 


— 24 — 


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scioglie un pacco di lettere legato con un 
nastro nero. 

E legge; e, giunta al termine ben noto che 
a ognuna è sigillo, 

ancor s f abbandona alf indietro, vuotata del 
sangue, morente d’amore. 

Cosi, traverso il diaccio silenzio tombale, 
con muscoli e labbra 

predaci, o magnifico Amante, tu la pos* 
siedi cosi. 


Il libro di Mara . 


4 


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IL SILENZIO. 


f^Ha anche ti amava nelle tue collere ta- 
citarne 

quando tu ti chiudevi in te stesso come 
in un'armatura irta di punte 

come dietro una porta di bronzo serrata 
con sette chiavi. 

Senza protesta subiva, tremando nel cuore, 
i tuoi duri silenzii 

solo seguendo il tuo passo con passo vel¬ 
lutato d'ombra 



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solo osando furtive carezze con piccole mani 
leggere 

pià soave quanto più grave il giogo d'amore 
calcato da te. 

Ma adesso la tua collera da troppo tempo 
dura 

ma perdute sono le chiavi che serrano la 
porta di bronzo 

ma invano la piccola mano va scuotendo 
dì e notte il battente 

ma senza pietà, senza fine è il silenzio del 
tuo sepolcro. 


— 28 — 


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O TARDI VENUTO. 


O tardi venuto, nel tempo in cui la porta 
si chiude 

sulla speranza, e l’ombra discende dagli 
alti cipressi: 

o in così rapido modo scomparso, che parve 
il tuo avvento 

un sogno, e ancor mi domando nel cuore 
s’io vaneggiai: 

come or vuoi tu ch’io sappia condurre i 
miei passi nel mondo 

— 29 — 


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senz'acqua per la mia sete, senz'aria pel 
mio respiro?... 

laccio; ma ti risuscito nella tua carne 
mortale 

con la bellezza rude che folle mi rese di te. 

Ed io cammino appesa al tuo braccio, e 
mi strìngo al tuo cuore, 

e se dir t'odo il mio nome, impallidisco 
come chi muore. 


— 30 — 


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IL FIGLIO. 


L/a donna che or vive nascosta come una 
bestia ferita nel covo 

e più non osa guardare il sole perchè i 
tuoi occhi son chiusi per sempre, 

mai consolarsi potrà che da te non sia 
nato al suo grembo un bambino, 

un bambino che t'assomigli, che sia tuo, che 
sia te, carne e spirito, forza e bellezza. 

Ti bacerebbe su quella bocca, ti respirerebbe 
in quel fresco respiro, 

— 31 — 


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creata e creatrice, amante e madre in ar¬ 
dore inesausto di dono. 

Se tu fecondato l’avessi, calmo sarebbe il 
suo viscere sacro, 

nel necessario riposo del compiuto trava¬ 
glio di vita. 

Serva felice ti fu, serva ancor ti sarebbe 
adorando il tuo figlio, 

mangiando ella il pane raffermo perch’egli 
gioisca di frutta succose, 

pestando ella i sassi e gli spini perch’egli 
scavalli in letizia su l’erbe fiorite. 

La donna che or fissa con occhi sbarrati 
le vuote sue mani nel grembo riverse 

compose il bimbo che non le nacque sul 
tuo cuore che non batte più. 

— 32 — 


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ACCETTAZIONE 


^^■ccetto la cosa tremenda, per seguire la 
tua volontà. 

Quando mai, nel tempo felice, io ti di' 
sobbedìi, signore?... 

Accetto, poiché l'hai voluto, d'essere cieca 
delle tue pupille, 

sorda della tua voce, mutilata nelle tue 
membra, 

e non bestemmio e non urlo e m'ingi¬ 
nocchio con il viso a terra. 

Arerò il campo in tua vece, seminerò in 
tua vece il grano, 


Il libro di Mara, 


5 


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con le mani di carezza e d’ala che tu come 
reliquie adoravi; 

e quando le spighe mature vampeggeranno 
nel solleone 

le mieterò io stessa con la falce che ti ha 
mietuto. 

Poi siederò su un mannello, rivolto il viso 
alla nascente luna, 

calma attendendo il fiorire nell’aria dei 
canto dell’ave 

per dirti : o Amico, finito è il giorno, com* 
piuto il travaglio, l’ora di Dio suona: 

concedimi, concedimi 

riudir la voce, rivedere il volto, sorriderti 
accanto in eterno. 


— 34 — 


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ASCENSIONE 


E tu che farai, anima, per renderti in vita 
degna del tuo Morto?... 

Saprai d'ogni colpa mondarti, d'ogni viltà 
liberarti, 

e vivere in ardente purezza e comporti in 
ardente umiltà?... 

Saprai continuare il tuo Morto nel cam- 
mino del sogno e delfopera, 

testimoniarlo in fede con voce e con mano 
santificata, 


— 35 — 


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farete midollo per Tossa tue e d'altri, san¬ 
gue vermiglio pel cuore d'altri e tuo?... 

Poggiati alla sua ombra, poi eh'essa è 
più salda delle colonne: 

ricevi in te il suo spirito come la terra il 
seme per ansia feconda di mèsse: 

fino alle nozze supreme che vi attendon 
nell'ora di Dio 

al tempio azzurro delle Sette Stelle. 


- 36 - 


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IL VUOTO. 


Oggi ti cerco e non ti trovo, non sei nè 
in me nè presso di me. 

Nè so qual colpa io abbia commessa, per* 
chè tu mi punisca nella luce della tua 
presenza. 

O signore, se tu m*abbandoni, che vuoi 
che avvenga della tua creatura?... 

La mendica che stende la mano trova pur 
sempre la mano soave nel porgerle aiuto. 

— 37 — 


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Oh, di lei più nuda e più cieca, io che 
brancolo al buio dopo averti perduto, o 
signore. 

Andrò sino al cancello dell'orto, forse ti 
sei nascosto dietro il gruppo dei tre pi' 
nastri. 

Andrò sino in fondo alla strada, forse mi 
attendi al limite dei campi. 

Andrò sino alla riva del mare, forse la tua 
voce mi chiamerà dalle acque. 

Andrò sino agli abissi dei cieli, forse den* 
tro una tomba stellare la tua stretta mi 
riavvinghierà. 



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LA FOLLIA. 


U M foglia cadde dal platano, un fruscio 
scosse il cuore del cipresso, 

sei tu che mi chiami. 

Occhi invisibili succhiellano l'ombra, s'in¬ 
figgono in me come chiodi in un muro, 

sei tu che mi guardi. 

Mani invisibili le spalle mi toccano, verso 
Tacque dormenti del pozzo mi attirano, 

sei tu che mi vuoi. 

— 39 — 


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Su su dalle vertebre diacce con pallidi taciti 
brividi la follìa sale al cervello, 

sei tu che mi penetri. 

Più non sfiorano i piedi la terra, più non 
pesa il corpo nell’aria, via lo porta Yo- 
scura vertigine, 

sei tu che mi travolgi, sei tu. 


— 40 — 


« 


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GRIDO. 


^^uando tu mi stringevi» divino carnefice» 
smorta e demente fra le tue tanaglie» 

pregavo nel tremito: Uccidimi. 

Sarei morta di te» sarei morta di gioia» 
lampeggiando i miei denti nel supremo 
inestinguibile riso. 

Tu invece sei morto. Tanaglie ti furon le 
braccia della Terribile che non ha volto» 

e che tu amasti più di me» più di me. 

Il libro di Mara . 6 


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Come puoi ora uccidermi?... Chè più a 
lungo io non posso curvarmi a questa 
condanna dei giorni. 

Toma una volta, col grande tuo corpo in 
ànsito in vampa sul mio prostrato pallore. 

Afferrami come facevi quand’io non ero 
che amore tremante dinanzi al tuo amore. 

Annientami dentro di te, che mi sien tolti 
i sensi, che mi si rompa il cuore. 


— 42 — 


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IL MURO. 


Alto è il muro che fiancheggia la mia 
strada, e la sua nudità rettilinea si prò* 
lunga nelfinfinito. 

Lo accende il sole come un rogo enorme, 
lo imbianca la luna come un sepolcro. 

Di giorno, di notte, pesante, inflessibile, 
sento il tuo passo di là dal muro. 

So che sei lì, e mi cerchi e mi vuoi, pal¬ 
lido del pallore marmoreo che avevi 
l’ultima volta ch’io ti vidi* 

— 43 — 


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So che sei li; ma porta non trovo da schifi/ 
dere, breccia non posso scavare. 

Parallela al tuo passo io cammino, sen* 
z'altro udire, senz'altro seguire che que 
sto solo richiamo: 

sperando incontrarti alla fine, guardarti 
beata nel viso, svenirti beata sul cuore. 

Ma il termine sempre è più lungi, e in me 
non v'ha fibra che non sia stanca; 

ed il tuo passo di là dal muro si scande 
a martello sul battito delle mie arterie. 


— 44 - 


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INCANTESIMO. 


^/anno per sorde viuzze tagliate a metà 
dalla luna 

i due amanti felici di amarsi» certi d f essere 
uniti in eterno : 

fianco contro fianco» spalla contro spalla» 
e pur li separa l’aria impalpabile: 

cuore contro cuore, amore contro amore» 
e pur li separa la Vitamorte: 

vicinissimi» 

lontanissimi. 


- 46 — 


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Seguono il nastro d’ombra, perchè troppo 
chiara e curiosa è la luna 

che sparge diamanti sui tetti, che rende ì 
muri intenti come volti, 

trae brividi bianchi dalle acque dei Navigli 
sorpresi nel sonno, 

pone sulle cimase e sulle porte misteriose 
parole di splendore. 

Cosi limpida e casta la luna, cosi nera e 
vellutata l’ombra? 

fascia di lente carezze intrisa di un denso 
sentore di tigli. 

Ed egli bisbiglia? Domani!... — Ed ella 
risponde? Sempre!... — 

E vanno, e non sanno che un d’essi, il pià 
forte, preso è già nella tela di ragno che 
ha per ragno la morte? 

— 46 — 


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spalla contro spalla, amore contro amore, 
effimeri nell'attimo, illusi <feternità, 

vicinissimi, 

lontanissimi. 



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IL COSTRUTTORE, 


^Jioia del giorno in cui egli t'addusse fra 
gli uomini rudi alzanti a' suoi cenni le 
case degli uomini, 

e dinanzi agli artieri obbedienti e dinanzi 
alla vinta materia tu lo vedesti impera* 
tore e re. 


Bolliva la liquida calce a specchio del sol* 
leone, 

salivano i massi granitici entro i carrelli 
delle alate gru, 


Il libro di Mara. 


7 


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stridevan catene, lucevano sbarre, con riso 
squillante cantava il lavoro all’azzurro 

nella rete d’acciaio e cemento, dall’alto delle 
impalcature vertiginose. 

Fibra per fibra, membro per membro, la 
casa degli uomini andava radicandosi 
nella terra, inquadrandosi nell’aria; 

e tutto intorno, scheletri di muraglie, spran¬ 
ghe e carrucole, muscoli e tendini, peso vo¬ 
lume sforzo di materia in travaglio, 

tutto obbediva a un sol gesto, tutto era 
vivente e movente, perchè il Capo, là 
in mezzo, viveva. 

6 tu, femmina piccola e profonda, perdu¬ 
tamente amasti il tuo padrone in lui; 

in umiltà lo amasti, pei fasci di forza irra¬ 
diati in ordin preciso dal centro della sua 
volontà. 


— 50 — 


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E pur di appartenergli nel ritmo dell'opera, 
invocasti la sorte del piò misero e lacero 
portatore di ghiaia. 

Ma tu eri bella e tenevi sul petto una rosa, 
una rosetta dal cuore giallo 

come una fiamma raccolta, come una 
gemma di sole, 

e gliela offristi : in quel gesto, presso a lui 
re, sovrana. 


— Si — 



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VERTIGINE. 


T 

laci, taci, 

(femmina, nelle sue braccia 
delirasti una notte cosi) 


— taci, taci, 
non profanare 
con parole vecchie di secoli 
la novità selvaggia 
di questo momento. 

Nuovi noi siamo 
e liberi d’ogni divieto 
e giovani come virgulti 
nell’aspro marzo. 

Lasciammo dietro quel muro 
gli anni vissuti, le lotte 
vinte, le strade calcate 

— 53 — 


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a sangue, ed i visi fedeli, 
e i sogni e le opere, 
e quel che ci parve la nostra 
ragione ed il nostro perchè 
d’esser viventi. 

Bd ora qui non esistono 
che la tua forza solare 
e la mia fluida grazia, 
che f avvampar del tuo sangue 
e la tua bocca che non si sazia; 
ed il mio volto riverso 
non è quello che altri già vide, 
ma in te fiso, in te converso, 
nella sua tragica linea, 
nel suo pulsante pallore, 
è rimmortale volto defl'amore. 


X 


— Taci, taci, 

(femmina, nelle sue braccia 
delirasti una notte così) 


— 54 — 


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— nessuna parola 

può dire il miracolo, 

nessuna musica 

può esprimere Testasi, 

solo il rombo delle tue arterie, 

solo il brivido de' miei polsi. 

Viva non ero ieri, 

morta sarò domani, 

distrutta dalle mani 

tue. Stringimi, come se, avvinti 

sull’orlo d’un culmine 

a noi sol noto, 

precipitar dovessimo nel vuoto. 


— 55 — 


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ANNIVERSARIO. 


Non chiamarmi, non dirmi nulla, 
non tentare di farmi sorridere. 

Oggi io sono come la belva 
che si rintana per morire. 

Abbassa la lampada* copri il fuoco* 
che la stanza sia come una tomba. 
Lascia ch'io mi rannicchi nell'angolo 
con la testa sulle ginocchia. 

L'ore si spengano nel silenzio. 

Salga in torbide onde l'angoscia 
e m'affoghi: altro non chiedo 
che di perdere la conoscenza. 


Jl libro di Mara . 


8 


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Ma non m’è dato. Quel volto, 
quel riso l'ho sempre davanti. 

Giorno e notte il ricordo m'è uncino 
confitto nella carne viva. 

Forse morire io non potrò 
mai: condannata in eterno 
a vegliare il mio strazio in me, 
piangendo con occhi senza pàlpebre. 


— 58 — 


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(I SOGNI.) 


LA MANO. 

^ i; svegliasti avanti Falba» in affanno ed 
in brivido» perchè avevi sognato il tuo 
Morto. 

Sognato Favevi com’era in sua vita» e pur 
chiuso in un mistero inviolabile d’ombra. 

Non lo vedevi» si lo sentivi? sentivi la sua 
grande mano sopra di te» 

stringente fra le dita» premente sulle tue 
labbra un ramoscello di menta selvaggia. 

— 59 — 


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E il selvaggio profumo e il calor della mano 
t'illanguidivano in una torbida sofferenza 
di godimento, 

e, boccheggiante, a poco a poco morivi, pen¬ 
sando : Ma il volto, il suo volto dov' è ?... 

Così ti svegliasti: cieca: nel fondo di un 
livido lago 

chiuso per sempre su te col silenzio delle 
sue acque. 


— éO — 


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F 


(I SOGNI.) 

LO SGUARDO 

So,o il suo sguardo, questa notte, nel so* 
gno ti ritornò. 

Non il corpo e non la voce e nemmeno 
l’azzurra trasparenza degli occhi: 

nulla fuor che lo sguardo, l’essenza dello 
sguardo, la penetrante ed avida fissità 
dello sguardo. 

Diceva la vita troncata e le trascorse dol* 
cezze e la malinconia della solitudine 
eterna ; 


— 61 — 


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e ti toglieva il respiro e s'affondava nelle 
tue viscere, come un giorno l'amplesso 
vivente. 

Senza pàlpebra e senza pupilla, fisso e 
caldo nell'ombra, sguardo dell'invisibile 
amore!... 

Tu sapevi, ahimè!... di sognarlo: sapevi 
che l'alba dal pallido viso sarebbe ve¬ 
nuta fra breve a dissiparne l'incanto; 

e le tue lagrime appassionate gocciavan 
nel sonno sovra il guanciale in silenzio. 



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(I SOGNL) 


DIALOGO. 

C^on quale chiave apristi stanotte, o 
Amato, la piccola porta di strada?... 

— Striscia ogni porta da sola sui cardini, 
senza rumore, s'io venga o s'io vada. 

— Venisti dunque con suole di feltro, ch'io 
non t'intesi salire le scale?... 

— Senza peso e senz'orma è il mio passo * 
ma il cuore è di piombo nel petto, e fa 
male. 


— 63 — 


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— Perchè t'addossi rìgido al muro, pendule 
ai fianchi le braccia inerti?... 

— Di qui non posso più oltre avanzare, 
non son venuto che per vederti. 

— Ma dammi un bacio, ma vedi che ho 
sete, che muoio di sete della tua bocca!... 

— Non ho più labbra se pur le scorgi, neh 
l'aria m'anniento se mano mi tocca. 

— Ma nel tuo nulla perchè non m'in¬ 
ghiottì ?... Ma non hai dunque un po' 
di pietà?... 

— Ancor patire, ancor pregare, ancora at¬ 
tendere: l'ora verrà. 


— 64 — 


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LA TERRA. 


Trona io mi distesi allargando le braccia, 
tutta aderendo con il corpo alla terra, 

e appoggiai f orecchio alla terra, per sentir 
l'erba crescere pian piano. 

E mi parve di entrar nella terra, di esserne 
fino al midollo penetrata e posseduta. 

E non sentii crescere l'erba; ma dalle vi- 
scere nere m'entrò nell'orecchio un for^ 
midabile rombo. 


Il Itbro dt Mara, 


9 


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E a traverso l'or e echio invase i miei sensi, 
invase il mio cuore, lo dilatò, lo som* 
merse nelle piò cieche profondità. 

E nella voce del mistero terrestre io rico¬ 
nobbi la tua, o Perduto, o Ritrovato. 

Perchè tu eri divenuto la terra, e le tue 
vene si diffondevano in tutte le fresche 
germinazioni. 

E con tentacoli di radici e con murmuri 
di polle nascoste e con fremiti lunghi di 
semi, o Perduto, o Ritrovato, mi ripren¬ 
desti con te. 


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LA LAMPADA D'ORO. 


Io fui dinanzi a te, mia vita, mia morte, 
la lampada d'oro 

in un angolo oscuro del tempio accesa di¬ 
nanzi all'immagine sacra. 

Con umiltà devota trema la pia fiammella 
fra nebbie d'incenso e palpiti di preghiere ; 

e quando par che vacilli, un'invisibile mano 
aggiunge l'olio nel vaso. 

Fu tolta l'immagine sacra, nudata al suo 
posto la crosta grigiastra del muro: 

— 67 — 


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non guarda il muro e non ode; ma innanzi 
a lui cieco e sordo sempre arde nelPom- 
bra la lampada. 

Veglia essa in fede, attendendo che tu ri' 
tomi al suo fervore, o Sposo: 


e quando par che si spenga, Pamore im¬ 
mortale alimenta in silenzio la fiamma. 


— 68 — 



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RENDIMENTO DI GRAZIE. 


^^■1 tuo piede che mosse, sicuro e diritto, 
nell'ora giusta, verso di me: 

alla tua mano che venne a calcarsi, nell'ora 
giusta, sulla mia spalla, e l'impronta re~ 
sto nelle carni: 

ai tuoi occhi che bella mi videro, giovine e 
bella fra tutte le donne, e il mio viso re' 
stò nella retina: 

alle tue labbra che tutta mi bevvero, e ogni 
bacio mi uccise e da ognuno rinacqui : 

— 69 — 


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al tuo cuore che in sè mi nascose, e nulla 
io più seppi se non il suo palpito: 

grazie sien rese in ogni ora del tempo, pel 
corpo, per l'ani ma, per l'eternità. 

E grazie sien rese in ogni ora del tempo 
anche alla tua crudelissima morte, 

che ti fece per me più alto e più fisso dei 
monti, più chiaro e più fisso degli astri: 

che t'inchiodò nell'immoto per me, per me 
sola, disperatamente per me. 



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IL COLLOQUIO. 



uando ti avrò raggiunto sulla sponda del 
urne di luce, 


e tu mi chiederai che ho fatto tant’anni 
senza di te, 


io ti risponderò: Ho continuato il collo¬ 
quio. 

Tu riderai per dolcezza tutto il riso de’ tuoi 
bianchi denti, 


— 7i — 


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e cingerai le mie spalle col tuo gesto se- 
curo di despota. 

B lungo i prati di viole che fioriscono solo 
pei morti 

continueremo il colloquio. 


— 72 — 


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QUIES. 


Calmo pallore di luna sui bastioni ove 
fummo felici negli abbacinanti meriggi, 

o Amato : e allora il sole senza tramonto 
ci parve, senza agonia l'estate. 

Freddo pallore di luna con ombre oblique 
d'un nero azzurrigno d'inchiostro, 

con alberi spogli scolpiti ciascuno in un gesto 
di spasimo. 


Il libro di Mara . 


10 


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O Amato» ove sei ora?... ’e quale mare 
senza riva inghiotte i pianti della mia di- 
sperazione ?... 

Dopo sì lungo soffrire» “ pace »» implora 
il sereno pallor della luna: 

pace al cuore ancora vivente» pace al cuore 
che non batte più. 


— 74 — 


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IL PASSANTE. 


L ignoto che passa e ti trova ancor degna 
d’una fuggevole parola di desiderio, 

forse perchè nell’ombra della sera sì dolce 
di maggio 

ancor ti splendono gli occhi, ancora ha ven¬ 
tanni la snella figura guizzante, 

non sa che fosti amata, da colui che ama¬ 
sti amata, in piena e superba letizia di 
amore, 



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e non hai membro e non lembo di carne 
e non atomo d'anima che non rechi in* 
delebile un segno di amore. 

Che tu vivesti soltanto per amare colui che 
ti amava, — e il resto non importa, — 

e che neppur se volessi potresti strappare 
da te questa veste intessuta di amore, 

tua come il sangue dentro le vene, come 
il midollo dentro le vertebre. 

Egli, ignaro, in te non piò bella, in te non 
piò giovine, saluta la grazia del dio: 

respira, passando, in te non più bella, in te 
non più giovine, l'aroma prezioso del dio: 

sol perchè in te io porti, reliquia dolce al* 
l'ombra d'un sacrario. 


— 76 — 


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LA RINUNZIA. 


Taci, fatti piccola piccola, avvolgi di veli 
il tuo viso, 

vattene e non guardare il geranio sulla fine¬ 
stra, il convolvolo al cancello. 

Chiudi i sensi al calore del sole che chiama 
a fiore delle vene il sangue, 

chiudi il cuore al respiro dei campi che 
maturan la mèsse come grembo il figlio. 

E se a uno svolto di siepe t’incontri a viso 
a viso con una coppia d’amanti 

— 77 — 


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pallidi e lenti per felicità, e raccolti un nel¬ 
l’altro come in confessione, 

oh, balza indietro, oh, càcciati nel primo . 
folto di spini che ti nasconda, 

oh, sparisci dentro la terra, per non vederli, 
per non ricordare 

che ancor ieri tu fosti una donna, e an¬ 
negavi ridendo e piangendo nel magni¬ 
fico amplesso del tuo Uomo. 


— 78 — 


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SENZA ADDIO. 


Creatura, tutto da te fu udito: nulla più 
ti rimane da ascoltare. 

lutto da te fu sofferto in patire e in gioire : 
nulla più resta per le tue lagrime e pel 
tuo riso. 

Dilèguati senza dire addio, con passo che 
non tocchi terra, non guardando, dietro 
le pàlpebre chiuse, che i tuoi ricordi den- 
tro di te: 


— 79 — 


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nessuno si avvedrà del tuo sparire, e tu 
non farai partendo più rumore delFom- 
bra d'un'ala di rondine. 

Vi fu dunque un tempo nel quale il tuo 
cuore tremò di delizia mirando le rose 
sbocciare nel sole, 

e, come le rose al sole, si aperse alf uomo in 
tutto lo splendore e l'ardore del sangue?... 

Creatura, calato è il velo, spento il desi' 
derio, rotto il rapporto fra la tua vita 
e l'umanità : 

cerca il cancello ch'è in fondo alla strada, non 
hai che da spingere; la Taciturna che ve' 
glia unge d'olio ogni notte i suoi cardini. 


— 80 — 


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NEI GIARDINI DEL SILENZIO, 


II libro dt Mara, 11 


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Nei giardini del silenzio 
ove stai, calmo e solo, in disparte, 
una notte io ti porterò 
questa mia povera anima fedele 
che non può vivere, che non può vivere 
se non nell'ombra della tua ombra. 

Gigante sarà la tua ombra, 
ma si dolci, sì teneri gli occhi. 

Non oserò dirti parola. 

Non oserò chiederti, o mio 
Amato, perchè sei scomparso 
così, senza dirmi addio. 

— 83 — 


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Me ne starò tutta quieta 
ed umile, ai tuoi ginocchi. 

Oh, pur che tu non mi mandi 
via, pur che tu le tue grandi 
mani m'imponga sul capo, 
in pace, per l'eternità !... 

Tratterrò in gola il respiro 
per non turbarti. Io sola 
accanto a te solo: su noi 
un palpito azzurro di stelle, 
e il vuoto, e l'assenza del tempo: 

forse, la verità. 


— 84 — 


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VIA DELLA PASSIONE. 


Va della Passione 
breve diritta deserta 
chiusa in fondo dal tempio che splende 
qual torcia, nel rossoviolaceo 
fulgor del sole a tramonto. 

Tramonto di marzo 

con sentor di viole nell’aria. 

Bianco l’asfalto, ed arido, 
tra file di case 

senza sguardo. — Non passa nessuno. — 
Cielo sereno che smuore, 
tempio che arde che arde. 

Via della Passione, 
ecco la tua sorella 
di carne 


— 85 — 


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al par di te deserta 

nel tramonto senza speranza. 

Somiglia il tuo tempio al mio cuore 

che arde in solitudine 

e nulla attende in premio dell'ardore. 

Ritorna la primavera, 

venuta è con l'aspro vento, 

ha pieno di gèmmule il grembo, 

non per me, non per te!... 

Noi taciturne vegliamo 
il sogno che non vuol morire, 
mentre gli uomini vanno per altre 
strade, ed il cielo lontano 
non vede, e la terra non sente. 

Quando la notte sarà caduta 

10 m'accovaccerò rasente 

11 muro, come una cagna sperduta; 
e l'ombra senza nome 
confonderà la mia 

la tua malinconia, 
via della Passione. 


— 86 — 


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ODE CANICOLARE.. 


mio geloso bene, 
torrida nel ricordo, 
canicolare estate 
ch'io vissi errando 
trasfusa in gioia 
nel tuo biancore accecante, 
nelle tue nozze orgiastiche 
del calor con la luce, 
nelle tue notti stellate 
accese di rapidi lampi)... 

Trascorsa e pure eterna, 
unica nella mia vita, 
per me fiorita 
dai cementi nervati di ferro, 

— 87 — 


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dai colmigni fumanti nell'afa» 
dagli asfalti bollenti in odore 
di catrame» dai platani bronzei 
boccheggianti d'asfissia all'azzurro» 
nella 

città che mi vide 
bella!... 

. Incandescenza 

immobile dei marciapiedi 
e di case altissime in fila. 

Cielo di piombo liquefatto» 
persiane chiuse 
celanti ìl languore 
di femmine seminude 
distese sui letti in sudore. 
Botteghe oscure 
e mute» odoranti di spezie» 
lattee risa di cocco ghiacciato 
su glauche lastre di zinco» 
macchie gialle sulfuree verdicce 
di frutti e d'ortaggi 
accovacciati nei fondaci» 
fontanelle nei crocicchi» 
giardini chiusi» 


— 88 — 


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angoli di freschezza 
si radi, si dolci, nell'urbe 
offerta al sole, 

penetrata ammalata di sole!... 

Di voi m'intrisi 
e godetti nel profondo, 
acri fermenti 
di cose e d'uomini, 
bestialità 

terribile della città, 
sete dei tetti e dei lastrici, 
ridde di polvere a vortici. 

Tanta luce saziò i miei occhi 
che abbacinati rimasero 
forse per sempre. 

Di tal vampa il mio cuor fu combusto 
che incenerito rimase 
forse per sempre. 

E tu che hai nome dall'aria, 
datore di forza e di gioia, 
magnifico Amante 
comparso scomparso 
con le prime rose del maggio, 
coi primi grappoli dell'ottobre!... 


Il libro di Mora. 


12 



Ci amammo 
nella città felice, 
da lei posseduti 
e liberi in essa, padroni 
delle sue piazze simili a roghi 
accesi per nostro martirio, 
de’ tortuosi suoi vicoli 
pieni di baci e d’oblio, 
de’suoi fosforescenti 
notturni silenzii, che parvero 
unire il cielo alla terra 
nell’azzurro di due firmamenti. 

Ci amammo 
come tu fossi l’uomo 
primo, io la donna 
prima, nell’alba del mondo. 

Nulla fu innanzi l’amore, 
non tempo, non opra, non legge: 
nulla fu dopo l’amore, 
fuor che il ricordo. 


.... O Vita, 

s’io debba a lungo 
esserti schiava, se ottundere 
a poco a poco tu debba 

— 90 — 


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le forze per cui mi donasti 
me stessa, — o Vita, — 
non togliermi la memoria. 

Ch’io dentro di me fino all’ultimo 
serbi la visione 
e il senso della stagione 
senz’ombra e senza sonno, 
specchio fedele alla mia 
felicità d’esser donna: 
connubio di due violenze, 
il mio gioire, il suo ardere. 

Dolce mi sia Tesser viva 
se pur non più giovine, solo 
per riconoscermi, 
per ritrovare 

nell’alto splendor del ricordo 
la mia sostanza solare. 


— 9i — 


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NOTTURNO DELLA LUNA. 


N 

* ^otte, divina notte, 
non so chi chiami, non so chi pianga, 
se i grilli o le roride erbe, 
se Panini a mia 
o Panima dell'infinito. 

Notte, divina notte, 
ancor tutta intrisa di lagrime 
per la recente pioggia 
e così grave di aromi 
che la mia carne n' è inferma, 
dietro ombre di nubi la: luna 
cammina cammina cercando 
la strada che non troverà, 
la strada della felicità. 

— 93 — 


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Notte, divina notte, 
dimmi ove è nascosto il mio amore: 
ch'era mio e le mie braccia 
non bastarono a custodirlo, 
ch'era mio ed io ero sua 
e adesso non ho più nulla 
e non sono più di nessuno. 
Conducimi passo per passo 
lungo le vie della luna 
fin ch'io lo tocchi senza vederlo, 
fin ch'io lo stringa senza baciarlo, 
poi che non ha più bocca: 
e in esso affondi, siccome 
dentro la fossa una morta, 

e sia silenzio. 



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PACE. 


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IL DONO. 


fé r tutti i pianti ch'io piansi» grazia dei 
martiri» senso di pace» discendi in me: 

nel fulgore dell'ora più alta» placata e in 
ginocchio ti ricevo dal cielo. 

L'anima tutta chiara si schiude ad acco 
glierti» e nulla è più in essa che di te non 
sia degno. 

O dono di bellezza» così sulle mani tal* 
volta mi caddero i fiori del mandorlo» 
nei ventosi mattini di marzo. 


Il libro di Mara • 


13 


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O dono di purità, ma tu, se candido come 
un fiore, sei forte come la morte. 

O dono di morte, confessa io sono e co¬ 
municata, ramina è pronta per partire 
con te senza ritorno. 


— 98 — 


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VOTO. 


Non segua io nel mondo altra legge se 
non quella dei fiori e degli astri, 

or che in pace il tuo spirito è in me. 

La mia voce non entri nei cuori fraterni 
che coi limpidi accenti di Dio» 

or che in pace il tuo spirito è in me. 

Le mie mani sien colme di rose per giun* 
carne le strade dell’ombra, 

or che in pace il tuo spirito è in me. 


Il libro di Mara . 


13 * 


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Ogni pensiero sia opra ed ogni germe sia 
frutto ed ogni pianto sia canto, 

or che in pace il tuo spirito è in me. 


— 100 — 


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DOMANI. 


1"*)omani è aprile, e tu verrai per condurmi 
incontro all'ultima primavera. 

Donde verrai, come verrai, non so; ma 
senza soffrire potrò rivederti. 

Soave sarà nella tua la mia mano, soave 
il mio passo al tuo fianco. 

Occhi d'infanzia i nostri, a specchio inno¬ 
cente del novo miracolo verde. 

— IOJ — 


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Andremo per orti e frutteti, a capo sco¬ 
perto nel sole, senza far male ai santi 
germogli. 

In punta di piedi, per tèma si stacchin dai 
rami le rosee farfalle dei pèschi, 

e trepidi e senza respiro, per non turbar 
pur con l’aria i fiori dell’ultimo sogno. 

E di quello che fu della carne, nulla verrà 
ricordato. 

E di quello che fu del dolore, nulla verrà 
ricordato* 

E quel che è della vita eterna farà pieno 
di canti il silenzio. 

Non io tua, non tu mio: dello spazio: ra¬ 
dendo la terra con ali invisibili, 


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sempre più lievi nell'aria, sempre più ini' 
mersi nel cielo, 

fino a quando la notte ci assuma ai suoi 
vasti sepolcri di stelle. 


— J03 — 



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INDICE, 


II sole e l’ombra. P*g» 1 

Il ricordo.3 

La crocifissa..9 

Apparizione.fi 

Sinfonia azzurra.13 

Quel giorno.15 

Notturno nuziale.17 

Il risveglio.19 

Trasumanazione.21 

Lettere. . 23 

Il silenzio.27 

O tardi venuto.29 

Il figlio. . 31 

Accettazione.33 

Ascensione..35 

Il vuoto.37 

La follia.39 

Grido. 41 

U muro.43 

— 105 — 


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Incantesimo. P*g, 45 

II costruttore.49 

Vertigine.53 

Anniversario. 

La mano 1.59 

Lo sguardo > (I sogni).61 

Dialogo ;.63 

La terra. 65 

La lampada (foro.67 

Rendimento di grazie.69 

Il colloquio.71 

Quies.73 

Il passante.*. . . 75 

La rinunzia. 77 

Senza addio.79 

Nei giardini del silenzio .81 

Via della Passione.85 

Ode canicolare..87 

Notturno della luna.93 

Pace .95 

Il dono.97 

Voto.99 

Domani.101 


























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JUN 2 5 19»